Liberalizzazioni o cannibalizzazioni?

            Mi permetto di avere (e di esternare) un’opinione.

            Le recenti privatizzazioni del Governo presieduto dal Prof. Monti rischieranno, concretamente, si affossare i piccoli studi legali che vogliano continuare a fare questa professione “in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia” (così il Preambolo del Codice Deontologico Forense – reperibile anche su questo sito).

            Sarà molto difficile avere un reale potere contrattuale con un cliente che sia un Istituto di Credito, oppure una Compagnia assicurativa, oppure una grossa impresa.

            Giungono notizie di aste tra giovani avvocati per l’accaparramento di un caso o di un nuovo cliente.

            Pur di conservare un cliente già acquisito, si giocherà al ribasso (speriamo non anche della qualità).

            La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza 94/2006, aveva stabilito che i minimi tariffari non erano in contrasto con la normativa europea perché l’esistenza della tariffa potrebbe consentire di evitare che si ingeneri una concorrenza che possa tradursi nell’offerta di prestazioni al ribasso, con rischio di un peggioramento della qualità dei servizi.

            La Tariffa, approvata con decreto ministeriale, era un criterio oggettivo cui rifarsi sia a tutela del decoro della professione e del pregio dell’opera prestata al proprio assistito, sia – e mi vien da dire soprattutto – a tutela del cliente che poteva verificare (o far verificare) la congruità del compenso richiesto dall’avvocato.

            La liberalizzazione, invece, creerà disequilibri e disomogeneità (da un parte, un avvocato di successo potrà chiedere ad un cliente qualsiasi cifra; dall’altra, un cliente potrà mercanteggiare e tirare sul prezzo con un professionista di primo pelo che accetterà di tutto pur di campare).

            Nel contempo, però, permanendo gli Ordini e soprattutto una responsabilità deontologica (ma anche giuridica) per l’opera prestata, gli avvocati continueranno ad avere un’infinità di obblighi.

            E questo è più che giusto (!) perché la condotta specchiata dell’avvocato e la formazione continua sono sinonimi di integrità e competenza; ma senza il contraltare delle Tariffe, gli obblighi sono di gran lunga maggiori dei vantaggi.

            Ed allora, voglio essere provocatorio : se liberalizzazione deve essere, che si abbia il coraggio di abolire gli Ordini Professionali (del resto, non mi risulta che ci sia l’Ordine degli amministratori di condominio o degli idraulici o degli imbianchini …)!

            L’appartenenza ad un Ordine e la Tariffa, erano connotati tra loro complementari in un sistema che offriva le migliori garanzie sia all’avvocato che al cliente.

            Avremo quindi degli avvocati un po’ meno liberi, un po’ meno autonomi, un po’ meno indipendenti, che dovranno arabbattarsi per sopravvivere.

            La qual cosa non so se farà migliorare l’andamento della Giustizia nel nostro Paese.

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