Danni da cose in custodia

L’articolo 2015 del Codice Civile testualmente recita “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.
Di fatto questa norma è come fosse una tagliola nei confronti di chi tenga in custodia qualsiasi cosa, se deriva un danno a terzi.
Dal vaso di fiori che cade dal terrazzo, al cancello mal fissato che rovina; dalla buca sulla strada, al tubo di casa che si rompe e tracima.
Il pricipio di diritto ormai consolidato è all’incirca il seguente : il concetto di custodia attiene ad un potere fisico sulla cosa cui è collegato il dovere di custodia in modo tale che dalla cosa non derivi danno a terzi (vd. Cassazione Civile n.2147 del 1973).
E da ciò sostanzialmente non si è discostata la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n.21286 del 14.10.2011 (fonte altalex.com) decidendo il caso di una signora che si era infortunta a seguito di caduta su di uno scalino sconnesso dentro un pubblico edificio.
Onere di chi vanta il diritto al risarcimento del danno è, quindi, solo quello di provare l’effettiva esistenza del nesso di causa, del rapporto eziologico tra la cosa ed il danno.
Il custode del bene – che ovviamente non è detto che ne sia il proprietario – dovrà dimostrare il fortuito … cosa pressocché impossibile.
La Corte, nel caso in esame, ha tra l’altro ribadito come basti l’incertezza sulla individuazione della causa concreta, per vedere impegnata la responsabilità del custode.
Al danneggiato basterà dimostrare il nesso cosa – danno (non facilissimo, ma non certo impossibile) per ottenere il ristoro.

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