Non è reato disturbare solo alcuni

L’articolo 659 del Codice Penale, al primo comma, punisce la condotta di chi mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone; nel secondo comma punisce la condotta di chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.

La Cassazione con la sentenza del 5 settembre 2011, n. 33072, della Prima Sezione Penale, ha ribadito un concetto diffuso in giurisprudenza, ossia che è necessario il requisito della indeterminabilità del numero di persona che, essendo loro malgrado soggetti passivi della condotta di “schiamazzi”, ne viene disturbato.

Quindi, volendo fare degli esempi tratti dalla vita di tutti i giorni, suonare insistentemente il clacson dell’automobile oppure permettere che in piena notte il proprio cane ululi ripetutamente, potrebbe costituire reato; mentre invece tenere la radio alta in condominio oppure far andare al massimo le impastatrici del proprio panificio, potrebbe non esserlo.

Il Supremo Collegio, decidendo su di un caso che per l’appunto riguardava il lavoro di panificazione, ha ritenuto non sussistente il reato in parola, proprio perché serve l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone.

Questo, peraltro, a tacere del fatto che la condotta di cui al secondo comma della norma succitata, deve tra l’altro considerarsi parzialmente depenalizzato a seguito della applicabilità della normativa prevista dalla legge 447 del 1995 quanto al superamento dei limiti sonori in tema di inquinamento acustico.

Non che il superamento dei limiti di legge sia lecito, anzi…  esso costituisce illecito amministrativo con l’applicazione di sanzioni pecuniarie (anche ingenti) da parte della Pubblica Amministrazione.

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