I genitori IPERPROTETTIVI possono essere condannati per maltrattamenti

La vicenda è stata, in passato, trattata anche dalla stampa.

 La madre ed il nonno (materno) di un fanciullo sono stati condannati per atteggiamenti iperprotettivi nei confronti del medesimo, ad esempio impedendogli di andare a scuola e di socializzare, impartendogli regole di vita tali da incidere negativamente sul suo sviluppo psichico anche con disturbi di deambulazione, ed altre vessazioni, tra cui la costante prospettazione della figura paterna come negativa.

 La Suprema Corte di Cassazione (sentenza n.36503 del 2011 della quarta sezione penale – dalla banca dati Lex24 & Repertorio 24 de ilSole24Ore) ha confermato la condanna per maltrattamenti in famiglia inflitta ai due prossimi congiunti del minore.

 Il reato in parola punisce la condotta di chi maltratta una persona della famiglia o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, eccetera (articolo 572 codice penale).

 La difesa degli imputati sostiene la tesi per cui gli atteggiamenti di ipercura e di iperprotezione siano incompatibili col concetto stesso di maltrattamenti che dovrebbe prevedere, aggiungiamo noi, un qualche grado di “violenza”.

 In realtà i Giudici della Cassazione spiegano che la norma incriminatrice qui in esame tutela non solo l’interesse “dello Stato alla salvaguardia della famiglia da comportamenti vessatori” ma essa ha come bene (da tutelare) anche la “incolumità fisica e psichica delle persone indicate nella norma (Cass. Pen. Sez. 6, 37019/2003), interessate al rispetto integrale della loro personalità e delle loro potenzialità nello svolgimento di un rapporto fondato su costruttivi e socializzanti vincoli familiari aperti alle risorse del mondo esterno, a prescindere da condotte pacificamente vessatorie e violente”.

 La qual cosa, per certi versi, rimanda all’obbligo dei genitori di educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli (vedi articolo 147 Codice Civile).

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