L’Amministratore “testa di legno” – cioè prestanome – risponde dei reati societari

Potremmo così riassumere – come fosse uno spot – il principio di diritto di recente ribadito dalla Cassazione con Sentenza n.33320 del 08.09.2011 (seconda sezione penale – dalla banca dati Lex24 & Repertorio 24 de ilSole24Ore).

In un caso di truffa ai danni dell’Ente pubblico veniva tratto a giudizio (e condannato) l’amministratore di una società, la quale – tra l’altro – è stata dichiarata fallita con l’accertamento del reato di bancarotta fraudolenta.

 La difesa adduceva, a discolpa, il fatto che l’amministratore – imputato non avesse mai gestito l’azienda, essendo di fatto amministrata da altri soggetti; pertanto egli fungeva quale mero prestanome, conseguentemente estraneo sia alla concreta attività sociale che alle scelte imprenditoriali.

 I Giudici della Cassazione hanno, invece, confermato la sentenza di condanna precisando che l’amministratore prestanome è responsabile quantomeno a titolo di omissione poiché – insegnano gli Ermellini – la semplice accettazione della carica attribuisce dei doveri di vigilanza e di controllo la cui violazione comporta responsabilità.

 E quindi anche la semplice accettazione del rischio che possano verificarsi reati, è ragione sufficiente per ritenere responsabile il cosiddetto testa di legno.

Del resto, è capitato anche ad un caso seguito da questo Studio di dover consigliare un proprio assistito (amministratore/prestanome che aveva omesso ogni controllo) al patteggiamento della pena, ai minimi edittali, per una bancarotta semplice “omissiva” per aver affidato ad altri la gestione della società.

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