Lavoratore deceduto a causa di inalazione di fibre di amianto: responsabile il datore di lavoro

La questione di diritto di cui si è occupata la Cassazione prende le mosse da un caso concreto che gli Ermellini così hanno sintetizzato “svolgendo le mansioni di verniciatore consistenti nel ripulire dalla ruggine e nel verniciare tali tubazioni ed apparecchiature mediante l’utilizzo di pennelli e pistola a spruzzo nonché vernici alla nitro ed epossidiche con solventi vari, lamentavano che lo stesso aveva contratto in conseguenza dell’attività suddetta un carcinoma polmonare sinistro, il quale aveva poi costituito causa del decesso; posto ciò, rilevato che l’Inail aveva riconosciuto la natura professionale di tale malattia, chiedevano la condanna delle società sopra indicate al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale subito dal loro dante causa”.

Il lavatore, come si comprende deceduto per causa di lavoro, prestava l’opera per due ditte (che chiameremo “A” e “B”) che avevano in appalto la predetta verniciatura nel cantiere della ditta “C”.

“A” e “B” , nel difendersi, affermano che si è trattato di rischio ambientale e non di rischio specifico, attribuibile a “C” – committente – ed ad altra società (“E”) esecutrice delle strutture murarie.

In realtà, insegnano i Giudici del Supremo Collegio, la responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087, cod.civ., non è limitata alla violazione di norme d’esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate, ma va estesa, invece, nell’attuale sistema italiano, supportato a livello costituzionale, alla cura del lavoratore attraverso l’adozione, da parte del datore di lavoro, nel rispetto del suo diritto di libertà d’impresa, di tutte quelle misure e delle cautele che, in funzione della diffusione e della conoscibilità, pur valutata in concreto, delle conoscenze, si rivelino idonee, secondo l’id quod plerumque accidit, a tutelare l’integrità psicofisica di colui che mette a disposizione della controparte la propria energia vitale”.

Quindi, nonostante non si versi certo in ipotesi di responsabilità obiettiva, la Cassazione (SEZIONE LAVORO – Sentenza 24 maggio – 11 luglio 2011, n. 15156 – fonte www.altalex.com) conferma un principio di massima ormai consolidato secondo il quale il datore di lavoro è tenuto comunque ad approntare ogni necessaria cautela tesa a tutelare – come dice l’articolo 2087 c.c. – l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori d’opera.

E dunque nel caso di specie le due ditte per le quali il lavoratore aveva eseguito le lavorazioni morbigene, sono state considerate responsabili e quindi tenute a risarcire il danno agli eredi.

Per problema ce ne siamo già occupati – Per dei nostri approfondimenti VEDI questo articolo

No tags.
  • Trackbacks
  • Comments
  • Comments are disabled.
  • Trackbacks are disabled.